Il viaggio prosegue a Camporeale: la scoperta dei filari nella terra del Syrah

Mi sveglio molto presto, malgrado la stanchezza accumulata nei giorni per organizzare il viaggio e la tensione data dalla precarietà del Bus, sono comunque adrenalinico e consapevole di stare compiendo una bella cosa.

Costanza mi regala una sontuosa colazione preparata con i prodotti del suo orto, la sua marmellata di albicocche è sublime. Posso andare, ho le energie giuste per affrontare un’altra giornata intensa.

Anche  il Bus sembra essere pronto, malgrado tutti gli acciacchi di un cinquantenne continua a rispondermi alla grande. Si accende al primo colpo sembra che abbia la mia stessa voglia di partire, così  ingrano la marcia per raggiungere un’altra meta di questo folle viaggio.

Non dobbiamo fare molta strada, la cantina che visiteremo oggi si trova a pochi chilometri da qui e si chiama Alessandro di Camporeale.

Ho conosciuto la famiglia Alessandro molte vendemmie fa quando ancora la fotografia mi appassionava più del vino. Mi recai da loro per fare foto di vendemmia, essendo una delle prime cantine con vigneto appena fuori Palermo.
Regalai loro alcuni scatti, allora si usava ancora la pellicola. Ne scelsero uno in particolare che fecero incorniciare e sistemare in una parete dei loro uffici.

In quella foto di allora oggi è rappresentato il presente e il futuro di questa cantina. Era poco più che quindicenne e per lui fare vendemmia era per lo più un gioco ma in quello scatto era raffigurata la consapevolezza di un cambio generazionale che di li a poco sarebbe avvenuto.

Benedetto, il rosso, oggi è un ragazzone che si è ”fatto le ossa” andando a studiare al “Norde” in una delle università di enologia migliori in Europa, e da qualche anno ha preso le redini dell’azienda di famiglia per quanto riguarda la parte tecnica. Benedetto ha le idee chiare su ciò che sta facendo, ma soprattutto su ciò che vuole fare: elevare ad eccellenza, tramite la determinazione di un Cru, ciò che è da sempre il vitigno –  e il vino – più rappresentativo dell’azienda: il Syrah. Ciò che in questo momento lo rende più orgoglioso, ma anche più impaziente, è il primo esperimento in azienda per la produzione di uno spumante. Il vino adesso si trova in bottiglia per la fase finale della presa di spuma. Entrambi non resistiamo, così presi i dovuti accorgimenti per l’elevata presenza di pressione all’interno della bottiglia decidiamo di stapparne una e brindare al mio viaggio, ma anche al suo grande futuro.

Poco distante si trova la cantina Case Alte, un giovane progetto nato circa quattro anni fa. Come in tutte le migliori tradizioni, Giuseppe che fin da piccolo ha seguito il lavoro in vigna che fu prima del nonno e poi del padre. Presa consapevolezza di avere un ottimo prodotto in vigna, con qualche piccolo sacrificio ha messo su la sua piccola cantinetta. La meccanizzazione è quasi totalmente assente, ecco perché mi lascio incantare dal suo metodo particolare di diraspatura. Essendo una realtà molto piccola, quasi artigianale, il torchietto in loro possesso creava troppo stress alle uve e per ovviare a questo inconveniente hanno deciso di “sgrappolare” a mano. Metodo che ne rallenta di gran lunga la produttività, ma che in compenso permette di estrarre dall’acino solo la parte succosa. Le micro “ferite” create nell’acino durante lo sgrappolamento permettono in seguito di far partire le macerazioni e quindi il processo produttivo del vino. Geniale.

Sono queste le aziende che piacciono a me…

Ho già assaggiato il loro Grillo, il Catarratto e il Nero d’Avola. Attendo con ansia il loro nuovo prodotto che uscirà a breve e che riguarderà il vitigno più rappresentativo della zona di Camporeale: Sua eleganza il Syrah. Bravo Giuseppe.

Mi dirigo verso Gibellina e strada facendo riscopro la Sicilia che tutti dovremmo conoscere. La statale è in molti tratti sconnessa a causa di recenti smottamenti, ma questo non mi preoccupa, anzi mi obbliga a rallentare la velocità e mi permette di gustarmi il paesaggio. Una strana luce regala attimi di goduria alla mia vista.

Quant’è bella la campagna siciliana! Distese immense di campi appena arati si alternano a colline gialle di seminativi e verdi di filari.

Capisco i nostri avi che hanno lottato per tutto questo.

Raggiungo Gibellina quasi al tramonto e la gente mi guarda passare tra le vie di questo paesino abbandonato quasi fossi seduto su di un’astronave.

Si è fatto tardi e domani è un altro giorno.